FannulL(i)oni(n)Contro

Nel luogo e nel momento in cui il negotium e l'affarismo regnano sovrani, l'otium crea(t)tivo può essere un elemento sovversivo e destabilizzante. Solo la pigrizia e la fannulloneria ci potranno salvare dallo stress, dalla perdizione e dalla rovina...

domenica 13 gennaio 2008

Un problema globale



La questione dei rifiuti non riguarda solo Napoli e la Campania, anzi. Il problema non è semplicemente locale o regionale, e nemmeno solo nazionale, ma è di portata globale. Esso investe la natura e la struttura stessa di un intero modo di produzione, eccessivamente energivoro e consumistico, un sistema economico imposto a livello planetario che, per produrre merci di consumo su scala industriale e soddisfare le richieste di un mercato di massa in costante crescita (basti pensare, ad esempio, al mercato cinese in fase di netta espansione), brucia e divora ogni giorno ingenti risorse energetiche, alimentari ed ambientali che non sono inesauribili, generando una quantità abnorme di rifiuti, scarti, ciarpame, ma anche scorie e sostanze altamente tossiche che l'ambiente stenta a smaltire.
Lo stesso processo di smaltimento dei rifiuti è diventato una vera e propria merce, un "business", un affare d'oro che ha assunto proporzioni gigantesche, un'attività estremamente lucrosa e redditizia che consente l'accumulazione di colossali fortune economiche a vantaggio di organizzazioni economico-imprenditoriali di stampo criminale. Il problema mette dunque in luce tutti i limiti, i conflitti e le contraddizioni sociali e strutturali del sistema complessivo, ponendo seriamente in discussione la validità e la razionalità dell'attuale modello di sviluppo (e sottosviluppo) che possiamo definire tardo-capitalistico.
Le drammatiche vicende di questi giorni hanno fatto emergere dalle macerie sociali e dai cumuli di spazzatura, dove qualcuno intendeva tenerle sepolte, le gravissime responsabilità storico-politiche, locali e nazionali, che hanno condotto all’attuale situazione di esasperazione, rabbia e rivolta popolare. E' necessario spiegare e far comprendere all’opinione pubblica le ragioni che hanno spinto (e spingeranno) la gente a ribellarsi. Occorre contrastare con fermezza gli squallidi tentativi mediatici di disinformazione e di criminalizzazione di una giusta vertenza di massa. Altrimenti si rischia di tacere le reali responsabilità politiche (che sono criminali) assecondando il meccanismo di propaganda che punta ad affermare la linea (filo-camorrista) degli inceneritori come soluzione della “emergenza”. Un problema esploso drammaticamente negli ultimi anni, ma che affonda le sue radici in tempi indubbiamente più remoti.
Pertanto, è ovvio che il problema riguarda tutti, non solo le popolazioni di Napoli e della Campania, non solo le comunità meridionali, e nemmeno solo gli italiani, ma tutti gli abitanti del pianeta. La questione non può essere ridotta ad un ragionamento circoscritto che asseconda gli istinti più egoistici e particolaristici, per cui nessuno vuole la spazzatura altrui, in questo caso l'immondizia di Napoli, ma è necessario vincere ogni campanilismo e localismo, per promuovere ed impostare, invece, un discorso di solidarietà, di educazione e di sensibilizzazione culturale, morale e civile, di natura sovracomunale e intercomunitaria. Oltretutto, la spazzatura in questione non appartiene solo ai napoletani, ma probabilmente proviene in gran parte da fuori, anche e soprattutto dal Nord Italia e dal Nord Europa. Per decenni il territorio di Napoli e della Campania ha ospitato (ed ospita tuttora) numerose discariche abusive, gestite come tutti sanno dalla camorra, discariche dove vengono riversati i residui e i veleni più nocivi e pericolosi, di tipo chimico e persino nucleare, provenienti dalle zone più sviluppate e industrializzate del Nord Italia e del Nord Europa.
Questa piaga decennale è una delle conseguenze e degli scotti che paghiamo a causa di un processo di sottosviluppo storico coloniale favorito dall'occupazione militare e politica del Regno delle Due Sicilie da parte dello Stato "unitario" italiano, sorto in seguito alle cosiddette "guerre di indipendenza" (o "guerre risorgimentali") che furono guerre di conquista e di rapina economica e culturale, condotte dalla monarchia sabauda con la complicità di alcune potenze europee (Francia e Inghilterra in testa), della massoneria anglo-francese e piemontese, nonché grazie all'apporto decisivo di squallidi e ambigui personaggi tra cui il pirata-massone-carbonaro Giuseppe Garibaldi, esaltato come "eroe nazionale" dalla falsa e mistificante mitologia filo-risorgimentale.
La soluzione estrema escogitata dal governo Prodi per rispondere al problema che ormai sembra essergli sfuggito di mano, è stata la nomina del "prefetto di ferro" Gianni De Gennaro (famigerato "manganellatore" responsabile della mattanza di Genova nel luglio 2001) in qualità di "Commissario straordinario per l'emergenza", dotato di superpoteri e delegato a "risolvere" il problema così come è stato abituato a fare finora, ossia ricorrendo alla brutalità poliziesca.
Insomma, se ancora ci fossero dubbi, la risposta adottata dal governo è precisamente una reazione di segno colonialista, che si traduce nell'invio dell'esercito guidato da un "uomo forte", così come fanno da sempre tutti gli Stati colonialisti di fronte ad una rivolta che esplode in una colonia. L'uso della forza e della repressione militare è esattamente nello stile, nella natura e nella storia dello "sbirro" De Gennaro. Infatti, come hanno riportato diverse fonti ufficiali di stampa, il premier Romano Prodi, al termine di un vertice tenuto a Palazzo Chigi e durato oltre tre ore, ha annunciato che per superare "l'emergenza" dei rifiuti in Campania "ci si avvarrà del concorso qualificato delle Forze armate per le situazioni di straordinaria necessità e urgenza". Tradotto in altre parole, c'è da aspettarsi una nuova mattanza sociale, come quella vista a Genova durante le "roventi" giornate del G8?
Come ha scritto Franco Berardi, in arte Bifo, in un bell'articolo apparso su vari siti web, "la scelta di spedire De Gennaro a Pianura trasforma il governo dell’impotenza in un governo di polizia". A questo punto, con tale scelta scellerata cade anche l'ultima differenza che si poteva scorgere, benché faticosamente, con l'esperienza del governo Berlusconi.

sabato 10 novembre 2007

Dal Limbo in Paradiso...


Che fregatura!
Dopo l'abolizione del Limbo decretata improvvisamente (e inaspettatamente) dal pastore tedesco "riformatore", francamente si comincia ad avvertirne la mancanza… Il Limbo, quella meravigliosa zona dell'aldilà, sospesa tra Bene e Male, tra il Paradiso e l'Inferno, laddove chi non era battezzato dimorava in eterno, oziando beatamente, senza doveri né obblighi da osservare, senza regole, limiti o freni inibitori, senza imposizioni e coercizioni da subire, senza dogmi, precetti, impegni da assolvere, senza alcuna autorità a cui obbedire e sottostare, senza re, preti e signori, in uno stato perenne di libertà, ignavia e vacanza dal lavoro... Insomma, la grandiosa utopia dell'anarchia si concretizzava finalmente in un luogo (ex)perpetuo, il Limbo (appunto), dove non si faticava ma si poteva poltrire liberamente, non si doveva onorare ed ossequiare nessuno, né Dio, né i santi, né la Madonna o lo Spirito Santo, senza timor di Dio e tanto meno del Diavolo... Ed ora? Ora tutte le anime nullafacenti che per millenni hanno sostato sospese nel Limbo, conducendo un'esistenza neghittosa e libidinosa, dovranno trasferirsi per forza in Paradiso! Miliardi di anime ignave ed accidiose dovranno abituarsi ai frenetici ed "infernali" ritmi di vita imposti in Paradiso, saranno costrette a contemplare Dio, a pregare e digiunare, ad astenersi da ogni peccato... Che peccato! Dovranno alzarsi prestissimo, recitare una sequela di orazioni, salmi e litanie, ascoltare lunghissimi e noiosissimi sermoni dal pulpito divino, seguire interminabili processioni di vergini, santi, beati e martiri, venerare la Madonna e ricevere la grazia dello Spirito Santo, consumare pasti frugali e fare la fame, rinunciare ad ogni piacere ed ogni divertimento (soprattutto notturno), andare a letto presto senza vedere nemmeno Carosello... Un vero Inferno!
PERTANTO, RIVOLGIAMO UN ACCORATO APPELLO A BENEDETTO XVI AFFINCHE' RIPRISTINI CON URGENZA IL LIMBO! COMINCIAMO A SOTTOSCRIVERE UNA PETIZIONE UNIVERSALE... SALVIAMOCI FINCHE' SIAMO IN TEMPO!

venerdì 9 novembre 2007

SarkoRifondazione


E’ NATA SARKORIFONDAZIONE
Si è ufficialmente costituita la SarkoRifondazione, ovvero la Rifondazione nazionalsocialista, guidata dal “saggio” dottor Berty, Nichi e Milziade, i tre "valorosi moschettieri" del Re-alismo e dell'opportunismo "rosso"... Rosso dalla vergogna! Come vergognosa e ripugnante è la campagna xenofoba di istigazione all'odio razziale e di classe, scatenata dalla stampa di regime (centro-destra e centro-sinistra borghese in coro), che sta producendo i primi risultati riconoscibili in particolare nella
rappresaglia di stampo squadrista contro i rumeni, e in generale in una vera e propria “guerra interna tra sottoproletari”: rom contro rom, rom slavi contro rom rumeni, a loro volta questi contro rom italiani, ancora rom contro gli abitanti delle periferie metropolitane, e via discorrendo. Ho letto l'intervista rilasciata sul quotidiano La Repubblica dal senatore Milziade Caprili in merito alla vicenda rom. Può un alto rappresentante del PRC (ricordo che trattasi di un senatore della Repubblica italiana, per l'esattezza del vicepresidente del Senato), esponente di un partito della cosiddetta "sinistra radicale", da sempre schierato (evidentemente solo a chiacchiere) dalla parte dei deboli e degli oppressi, pronunziare parole così demagogiche e populiste - "la sinistra deve ritrovare una connessione sentimentale con il proprio popolo" -, esprimendosi come un volgare e comune forcaiolo, quasi peggio di un leghista? Ecco un'altra frase-"capolavoro" degna di un qualsiasi demagogo razzista: "gli altri (rom, ndr) che non hanno reddito dovrebbero essere, nel rispetto di tutti i diritti della persona (e ci mancherebbe pure) rimandati in Romania". In base a simili ragionamenti è possibile giustificare persino le storiche deportazioni di massa eseguite a danno degli immigrati italiani giunti nell'America degli anni '20 del secolo scorso, quando alla guida del governo federale c’era il presidente Woodrow Wilson. Colui che istituì la segregazione razziale nel paese, per la prima volta da quando Abrahm Lincoln avviò la desegregazione nel 1863. Tornando all'Italia del 2007 e alle dichiarazioni rilasciate dal senatore "comunista", confesso che in tale intervista ho letto solo un passaggio davvero condivisibile, in quanto corrisponde a un dato di fatto assolutamente innegabile ed incontrovertibile: “I campi (rom, ndr) non stanno nei quartieri bene, ma nelle periferie". Giustissimo! E allora, cosa si dovrebbe fare? Deportare in massa i nomadi? E dove? Espellerli e rispedirli al mittente, ossia nella madre patria (anzi, matrigna) che prima li ha emarginati, perseguitati, maltrattati ed espulsi, ed ora li "difende" solo perché non vuole riprenderseli? Ma che fine hanno fatto i principi di "accoglienza", “integrazione”, "tolleranza", "giustizia" e quant'altro ancora, che da sempre hanno caratterizzato ed ispirato le posizioni politicamente corrette della sinistra? Oggi quei contenuti ideali sono disprezzati come "arnesi vecchi", anacronistici, quindi da rottamare. Quei proclami (tuttavia utili in campagna elettorale) sono andati a farsi benedire in funzione di squallidi interessi di opportunismo elettorale e in nome della salvaguardia a tutti i costi di un governo che ormai ha un sapore più sinistro (nel senso di losco, nefasto, orrido) che di sinistra. Quegli assiomi sono stati ancora una volta traditi, calpestati e cancellati, come è accaduto ad altri valori e comportamenti che appartengono da sempre al corredo ideale e al patrimonio storico-culturale della sinistra, intesa non solo come "sinistra radicale", ovvero "estrema", bensì come forze politiche tradizionalmente legate all'arco costituzionale e parlamentare borghese. Partiti che ormai sono approdati (a proposito di “ap-Prodi” e "migrazioni politiche") nel Partito Demo(n)cratico, di cui avevo già previsto da tempo l'involuzione in senso sicuritario e xenofobo. Una metamorfosi che ormai si è manifestata chiaramente e concretamente (non solo attraverso i sindaci-sceriffi di centro-sinistra), ma che purtroppo sta contagiando anche gli ambienti di quella "sinistra" che non si riconosce nel veltronismo. Infatti, benché intelligenti (almeno si presume che lo siano), il senatore Caprili e gli altri esponenti del PRC schierati apertamente su posizioni difformi rispetto alla linea assunta da Piero Sansonetti, direttore del giornale Liberazione (che è o no l'organo ufficiale di Rifondazione?), si stanno facendo suggestionare e turlupinare dalla campagna xenofoba e razzista condotta negli ultimi giorni dalla stampa borghese. Detto francamente, ho provato solo sentimenti di orrore, disgusto, rabbia e indignazione nel leggere quelle dichiarazioni, rilasciate oltretutto da un soggetto che osa definirsi "comunista"! Mi domando, dunque, quale senso e quale valore rivesta ed esprima ancora tale concetto per taluni sedicenti "compagni", nella fattispecie per un senatore del PRC-Sinitra Europea, nonché vicepresidente del Senato della Repubblica. Siamo ridotti davvero molto male! Ormai bisogna prendere piena coscienza della metamorfosi "faustiana" che si sta compiendo in alcuni settori del PRC, investendo in modo particolare alcuni suoi esponenti ad altissimo livello. Una mutazione regressiva che si sta spostando addirittura sul versante antropologico-culturale e morale, direi anche sul piano psicologico-emotivo, oltre che sotto il profilo ideologico e pratico-politico. In questo caso l'involuzione si è già consumata da tempo.